#Coronavirus – Intervista a Colangelo: Non molleremo!

#Coronavirus – Intervista a Colangelo: Non molleremo!

Situazione difficile, ma non molleremo!
Paolo Colangelo fa un quadro molto realistico della situazione attuale che sta vivendo come imprenditore e come presidente di Confarca
di Rocco Bellantone

Tre mesi di lockdown, imprese sul lastrico, titolari costretti ad anticipare la cassa integrazione per non licenziare i dipendenti, aule delle autoscuole chiuse agli esami. L’incubo Covid-19 sembra non avere fine. Ma Paolo Colangelo promette di non mollare.

Presidente dall’inizio del lockdown a oggi come è cambiata la sua vita lavorativa e quella degli associati Confarca?
La nostra vita è stata letteralmente stravolta. Usciamo da tre mesi di lockdown con addosso tante ferite che richiederanno molto tempo per essere rimarginate. Per quanto riguarda le autoscuole, il primo grosso problema a cui i titolari hanno dovuto far fronte sono stati gli esami di teoria per il conseguimento delle patenti. Come Associazione abbiano sostenuto sin da subito il principio di riattivarli nelle nostre aule. Purtroppo, però, così non è stato. Questa decisione ha causato molti problemi ai nostri titolari, così come agli utenti in tutta Italia. E ciò principalmente perché gli Uffici Provinciali delle Motorizzazioni, dove invece gli esami si sono continuati a tenere, non hanno seguito lo stesso modus operandi nell’erogazione del servizio. Il che ha causato una serie di disservizi a cui dovremo far fronte ancora a lungo.

Per quanto concerne, invece le lezioni e gli esami di guida?
Anche su questo fronte abbiamo una situazione a macchia di leopardo. In alcune province c’è la disponibilità di alcuni esaminatori a far svolgere gli esami, mentre in altre no. Comprendiamo che, da parte dei tecnici delle Motorizzazioni, ci possa essere un certo timore nell’incontrare candidati giovani, ma questo blocco sta causando dei problemi a tutti. A ciò si aggiunge, poi, lo stallo degli Uffici pubblici. Gli ingressi sono contingentati, il personale lavora a turni ridotti e si creano così file interminabili al di fuori delle strutture. Con conseguenze negative che, oltre che sugli utenti, ricadono come al solito su noi operatori professionali.

In questi mesi di crisi come è proseguito il confronto con gli Uffici competenti?
In questi mesi abbiamo continuano a confrontarci con costanza e in modo costruttivo con il Capo Dipartimento Trasporti Speranzina De Matteo, che ha cercato in ogni modo soluzioni per risolvere i problemi ma purtroppo, ci sono stati dei vincoli dettati da provvedimenti governativi, che sono andati oltre le sue stesse possibilità decisionali.

Come è si è sviluppato, invece, il confronto con la politica?
Abbiamo più volte cercato di parlare sia con il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Paola De Micheli, che con il viceministro, Giovanni Carlo Cancelleri. Ma nessuno dei due ha voluto aprire un dialogo con il nostro settore.

Tra le principali difficoltà a cui hanno dovuto far fronte da soli i titolari delle autoscuole, e in parte anche quelli degli studi di consulenza e delle scuole nautiche, c’è stata la necessità di anticipare quanto dovuto ai lavoratori dalla cassa integrazione pur di non mandarli a casa. Che situazione si è venuta a creare?
Si tratta di una situazione vergognosa per un Paese come il nostro che vuole definirsi evoluto. Farsi carico della cassa integrazione, che è un diritto del lavoratore, ci sembra assolutamente assurdo. Anche lo smart working si è rivelato una presa in giro. Nel nostro settore ci sono operazioni che non possono essere svolte da remoto. Ma chi svolge queste mansioni è finito comunque in cassa integrazione straordinaria. Ciò ha creato una discriminazione tra gli impiegati della pubblica amministrazione e quelli del privato. E francamente non si riesce a capire per quale motivo questo Stato faccia figli e figliastri.

Come si è tradotto in numeri questo stato prolungato di crisi?
Dal 10 marzo fino ai primi di maggio il nostro fatturato è stato pari a zero. Pochi hanno avuto i 600 euro di bonus, diventati poi 800 euro, da parte del governo. Moltissimi, invece, hanno dovuto sostenere una serie di spese inderogabili. A cominciare dagli affitti, perché la quasi totalità dei proprietari dei locali non ha pensato minimamente di congelarli a causa di questa emergenza. E di problemi pratici come questi se ne sono registrati molti altri. In generali, più sono grandi le imprese, maggiori sono i problemi. Ci vorrà circa un anno, o forse anche due, per recuperare le perdite che abbiamo patito in questo periodo. Anche perché tutto il lavoro perso in tre mesi non può essere recuperato in due mesi. Tutti i lavoratori, sia della pubblica amministrazione che del privato, che hanno lavorato in smart working, adesso chiedono di poter andare in ferie. Ciò significa che ad agosto avremo il blocco pressoché totale delle attività.

Quali sono le richieste avanzate dall’Associazione?
In Commissione Trasporti siamo tornati a chiedere che per quest’anno venga eliminata l’obbligatorietà dell’IVA per le autoscuole, facendola slittare a gennaio 2021. Per gli studi di consulenza, con l’automotive bloccato dal lockdown – che ha significato la vendita di pochissimi veicoli con conseguenti pochissimi trasferimenti di proprietà e immatricolazioni – è prevista a ottobre l’introduzione del DUC (Documento Unico di Circolazione, ndr). Ma questo fermo ha portato anche un fermo delle procedure di sperimentazione del nuovo sistema. Si sta lavorando in sinergia anche con il presidente del Comitato Tecnico Permanente, il Direttore Generale per la Motorizzazione Alessandro Calchetti. Le nostre richieste di aiuto sono finora sempre state ascoltate, ci sono state concesse delle proroghe. Ma c’è un’obbligatorietà di entrata in vigore di questo nuovo sistema che non dipende dal Ministero bensì dal Legislatore. Speriamo di riuscire ad arrivare alla data prevista nelle condizioni per poter lavorare. Anche il comporto nautico, così come tutta la filiera della nautica da diporto, sta subendo bruschi rallentamenti. Per quello che concerne, invece, i centri di revisione, la proroga delle revisioni porterà a uno slittamento in avanti che ci trascineremo purtroppo per tanti anni. Non capiamo pe quale motivo non ci sia la volontà di riprendere questo tipo di attività. Oltre a essere un problema economico per gli operatori, è un problema di sicurezza stradale specie per i veicoli pesanti.

In risposta a questa crisi nazionale, Confarca è tornata a scendere in piazza. È davvero questo l’ultimo strumento che è rimasto in mano all’Associazione per far sentire la propria voce?
Intanto ricordiamo che manifestare in piazza è un diritto sancito dalla Costituzione italiana. Noi in questi mesi lo abbiamo espresso in molte provincie d’Italia sempre secondo le regole. Ma purtroppo la piazza non ha sortito alcun tipo di effetto se non quello di essere ascoltati nuovamente in Commissione Trasporti o dai vari Direttori Territoriali che poco possono fare se il governo non li ascolta. Questo ci ha lasciato molto delusi come cittadini, ancor prima che come operatori professionali. Scendere in piazza per una categoria che lo aveva fatto solo una volta nella sua storia, ha significato e continua a farlo, che siamo in un momento di crisi profonda. Chi ha l’onore e l’onere di governare il Paese deve rispondere a ciò che chiedono i cittadini. Noi chiediamo di lavorare derogando ad alcune norme. Gli ultimi mesi hanno rappresentato a tutti gli effetti un periodo di guerra. Come tale, chiediamo che si mettano da parte alcune regole che valevano prima di questa fase, ma che ora non si possono applicare.

Ripeto, sono amareggiato, ma di una cosa sono certo: noi non molliamo.

#Confarcanonmolla
#insiemecelafaremo

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