MOBILITY ONLINE – QUI NAUTICA: SIAMO IN ALTO MARE!

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Con Adolfo D’Angelo, segretario nazionale Scuole Nautiche Confarca, abbiamo fatto il punto sull’andamento del settore nei mesi del lockdown imposto dalla pandemia. Ritardi negli esami e inasprimento dei controlli fiscali i punti più critici per la categoria

Una flessione del settore attorno al 20-25% e titolari delle scuole nautiche costretti a farsi carico del pagamento degli stipendi a fronte delle erogazioni delle mensilità col contagocce da parte della cassa integrazione. Non sono stati mesi facili neanche per il mondo della nautica quelli del lockdown imposto dalla pandemia Covid-19.
A ripercorrerli per Mobility News è il Segretario nazionale Scuole Nautiche di Confarca Adolfo D’Angelo.

 Qual è stata l’entità del contraccolpo subito dagli associati in questo settore in questi mesi di blocco forzato delle attività?
La flessione del settore è stata intorno al 20-25%. È stata dovuta a tanti fattori ma, soprattutto, al fatto che ad oggi continua a esserci incertezza per le date d’esame soprattutto sul fronte delle Motorizzazioni e in parte anche su quello delle Capitanerie di Porto. Ci presentiamo all’inizio della stagione estiva in ritardo con i corsi teorici, con il recepimento delle domande d’esame e con la disponibilità per lo svolgimento degli stessi, al punto che arriveremo ad agosto senza alcun esame e senza la possibilità di mettere la gente nelle condizioni di andare a mare.

Che situazione si è venuta a creare nei mesi del lockdown?
Nei mesi di chiusura non abbiamo potuto svolgere né le lezioni teoriche né quelle pratiche a mare, ma solo le attività di agenzia. Ma si è trattato di una concessione assolutamente inutile. Senza dimenticare il fatto ancora più grave che la cassa integrazione ai nostri dipendenti è arrivata col contagocce, e in alcuni casi deve ancora arrivare. Di fronte a questo stato di cose la maggior parte dei titolari ha anticipato la cassa integrazione per non lasciare senza stipendio i dipendenti.

Sul fronte esami per il conseguimento delle patenti nautiche, qual è la situazione attuale?
La Capitaneria di Porto, dopo essere stata fortemente pressata da Confarca, ha emesso un ordine del giorno con cui ha riaperto ufficialmente i propri uffici attenendosi alle norme anti-Covid nella Fase 2. A macchia di leopardo si stanno dunque riprendendo a fare gli esami. Ad esempio a Roma si stanno facendo cinque esami a settimana, mentre in altre Capitanerie di Porto abbiamo altri tipi di problematiche. In molti casi si lamentano le mancate disponibilità di ufficiali nelle commissioni esaminatrici. Mentre per ciò che concerne gli esperti velici, abbiamo risolto il problema. Alcune Capitanerie, come quella di Roma, hanno riconosciuto la possibilità per gli esperti velici delle scuole nautiche di entrare nelle commissioni d’esame. Speriamo che questa buona pratica venga assimilata per osmosi da tutte le altre Capitanerie.

Cosa sta succedendo, invece, sul fronte Motorizzazioni?
Le lamentele nel campo automobilistico sono in pratica uno specchio di quanto avviene nel campo nautico. A tutt’oggi si fanno gli esami con il contagocce e con dei ritardi notevoli sulle presentazioni dei candidati nelle aule. Siamo totalmente insoddisfatti di questo stato delle cose.

Intanto procede l’iter per la revisione del Codice da Diporto. A che punto siamo?
Il correttivo del Codice da Diporto è in fase di avanzamento. Molto probabilmente riusciremo a far riportare le visite mediche nelle scuole nautiche come già dettato dalla Legge speciale del Codice da Diporto. Ci sono poi delle importanti novità sulla posizione amministrativa dei preposti all’interno delle scuole nautiche, soprattutto sui regolamenti e sulle disposizioni delle stesse scuole nautiche.

Prospettive sul breve periodo?
Insieme a Confindustria Nautica, abbiamo sollevato una richiesta di intervento alle Capitaneria poiché abbiamo notato nella Fase 2 un inasprimento dei controlli di carattere fiscale-amministrativo a mare. Lo riteniamo insoddisfacente. Auspichiamo che questi controlli vengano indirizzati più sulla sicurezza e non sulla fiscalità di chi possiede un’imbarcazione da diporto, perché tutti questi controlli non fanno altro che complicare ancora di più la ripresa della nautica compromettendo lo sviluppo di tutta la filiera.

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